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Elisabetta Dami ONLUS: un aiuto concreto per difendere le tartarughe marine



Difendere le tartarughe marine vuol dire sorvegliare i nidi, curare le tartarughe ferite, proteggere il mare.
Ogni anno nel Mediterraneo circa 150mila tartarughe restano intrappolate nelle attrezzature da pesca. Di queste oltre 40mila, muoiono.  Delle tre specie di tartarughe marine presenti nel Mediterraneo, la Caretta caretta è l’unica che depone le uova in Italia.

Si riproduce sulla terraferma, torna sulla spiaggia dove è nata 20-30 anni prima per fare il nido. Purtroppo le nostre spiagge spesso non sono l’ambiente più ospitale. Falò, gente sulla spiaggia, luci delle abitazioni, ombrelloni: il nido può essere distrutto da veicoli e mezzi meccanici per la pulizia delle spiagge, la temperatura può essere alterata da ombreggiamenti o materiale mescolato alla sabbia, con il risultato di un’elevata mortalità o un rapporto tra i sessi diverso dal naturale. C’è anche il rischio che le uova e i neonati vengano predati da gabbiani, ratti, canidi presenti sulla spiaggia in numero elevato a causa di condizioni create dall’uomo, come le discariche.

I pericoli sono anche nel mare: le tartarughe restano impigliate nelle reti da pesca, oppure abboccano agli ami da pesca per tonno o pescespada che causano loro ferite anche mortali. Quando si nutrono sui fondali bassi, vengono catturate da reti a strascico o da posta, che ne causano la morte per annegamento. L’abitudine di scaldarsi al sole galleggiando in superficie può essere loro fatale a causa della collisione con la chiglia o l’elica di imbarcazioni. La loro predilezione per animali planctonici (come le meduse) le induce a ingerire qualsiasi cosa galleggi e sia somigliante, come le buste di plastica... che spesso le soffocano. Oggi, la cattura accidentale negli attrezzi da pesca è riconosciuta come la principale minaccia antropica per questi animali e richiede uno sforzo comune tra ricercatori, conservazionisti, autorità e pescatori per proteggere queste straordinarie nuotatrici.

Sono cinque i Centri di recupero WWF che lavorano per curare le tartarughe marine in difficoltà, in un anno anche 500 tartarughe: Policoro, Favignana, Lampedusa, Molfetta e Torre Guaceto. Le attività svolte nei centri di recupero sono diverse e complesse: dalle operazioni chirurgiche per i casi più difficili, alla degenza degli animali in fase di recupero nelle vasche fino poi alla liberazione delle tartarughe ormai guarite e pronte a tornare libere nel mare.

Per scoprire tutti i dettagli progetto TurtleHeroes: http://www.wwf.it/tartarugamarina/storie_dai_campi/
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